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        Val di Pejo: breve itinerario storico turistico

Qui le cime superano tutte i 3000 m. rasentando spesso i 4000. 12 km di provinciale ci portano fino al borgo più alto. L'orizzonte è occupato dalla massiccia mole innevata del Vioz, su cui spiccano il rifugio e la chiesetta fino a qualche anno fa la più alta d'Europa. A sinistra (destra orografica) appare tra i larici Comàsine, culla dell'attività mineraria solandra, e poco oltre, solitaria, la chiesa di S.Lucia, gelosa custode dei segreti di intere generazioni di minatori. Abitata già da genti galliche, è terra di antica colonizzazione, dovuta alle risorse del sottosuolo, ma pure all'essere buon corridoio di passaggio verso la Lombardia, a ovest dal valico del Montozzo (probabile via romana) verso la Valtellina, Bormio, e la Svizzera, più a nord, dal valico della Sforzellina fino al passo Gavia (l'antica via dei Cavai), passaggio di contrabbandieri. La particolare conformazione geologica dei monti di Pejo è la principale responsabile di una certa floridezza economica nell'epoca del '500 - '600 fino alla metà dell'800, grazie alle estrazioni minerarie. Per questo motivo la Valletta è stata alternativamente terra di immigrazione ed emigrazione. Tipica della valle, soprattutto di Celledizzo, era l'emigrazione stegionale dei "paròloti" o "ciapère", i ramai e calderai ambulanti che numerosi in autunno lasciavano il paese per "pertegàr col ràntech la calcòsa de le bòle e dei slònzi" (percorrere col paiolo le strade di città e paesi) nelle province padane.
Per il pregio delle dotazioni naturali e paesaggistiche, una buona fetta di territorio è stata inserita nel Parco Nazionale dello Stelvio.

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