
|
VAL DI PEIO> Tradizioni> i masi
TEMPIO DEI RITI CONTADINI
La tipica architettura rurale che
occhieggia dai poggi, che scopri nelle radure strappate al
bosco, che dà calore ai paesi è chiamata da noi maso. Il termine
risale al latino medievale mansum (dal verbo manère, restare),
al tempo di quelle comunità alpine già ben strutturate che ci
han lasciato i primi indizi scritti della loro economia. A
cavallo fra mondo italico e germanico queste strutture hanno
assimilato elementi stilistici di entrambe gli orizzonti
culturali.
Il
nome è legato alla praticità e necessità di stivare
nell’edificio il foraggio dei prati circostanti. Ciò consentiva
di alimentare nella stalla sottostante i bovini, fino
all’esaurimento della scorta. Si scendeva poi progressivamente a
quote minori in altri masi avvicinandosi all’abitato.
Un’organizzazione economica, questa, adeguatasi come un guanto
nei secoli all’asprezza dei monti e sempre attenta a limitare la
fatica all’uomo.
Il maso è spesso seminterrato lungo
i pendii. La stalla trova così una prima protezione naturale dai
rigori invernali. L’altra protezione è il calore degli animali.
Ai piani superiori sta il fienile, l’aia, il sottotetto aerato
per le più svariate esigenze. La parte muraria è per lo più
limitata al basamento e prosegue con ampie spallette ai piani
superiori, in appoggio alla travatura. Su tutto il resto trionfa
il duro legno di larice che sfida il tempo limandosi alle
intemperie. Legno sotto, in mezzo e sopra con la copertura in
scandole, assicelle spaccate a mano dai ceppi di larice e
disposte generalmente “en tèrza”, a tripla sovrapposizione. Un
struttura viva che respira nel tempo e matura e deperisce,
fedele alla sua gente anche nel ciclo della vita. Pesante e
leggera, rigida ed elastica alle intemperie e agli usi
contadini. Forte e fragile ad un tempo, facile esca del fuoco
che ha disseminato i secoli di tragici incendi, distruttivi per
gli abitati.
Testo di Rinaldo Delpero
Peio@biblio.infotn.it
|
 |