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Val di Peio>I PAESI>COGOLO DI PEJO
Cógolo è il capoluogo
comunale, centro dei maggiori servizi di interesse pubblico.
Sorge sul conoide alluvionale del rio Gattus che in tempi
passati e recenti è stato causa di periodiche frane.
Forse proprio per la conformazione ghiaiosa del suo terreno di
riporto, il paese deriva il suo nome latino côcula
(palla, da cui una voce dialettale "ciottolo").
Ha sede a Cógolo lo stabilimento di
imbottigliamento dell'acqua oligominerale "Pejo", attivo
da 1952.
All'imbocco di Val de la Mare arrivano le condotte dai bacini
artificiali del Careser e Pian Palù che alimentano la centrale
Enel di Pònt.
All'entrata del paese sta il centro visitatori del Parco
Nazionale dello Stelvio. Dopo il municipio notiamo a destra, la
casa dove nel settembre del 1853 venne arrestato dai gendarmi
austriaci Pier Fortunato Calvi con alcuni compagni, provenienti
dalla Svizzera e diretti nel Cadore a riorganizzare le
sollevazioni risorgimentali. Una lapide ricorda il fatto.
Poco più avanti troviamo la vecchia parrocchiale dedicata ai
Santi Filippo e Giacomo, costruita nel 1332. Vari furono poi i
restauri e gli ampliamenti. La parete nord è degne del massimo
interesse, coperta com'è di affreschi e decorazioni, unico
esempio solandro di tali dimensioni. Il ciclo è opera di
Giovanni Angelo Valorsa da Grosio, in Valtellina (1643) Attigua
alla chiesa è la cappella di S.Antonio del '500, un tempo
aperta.
Il sagrato divide la chiesa dal cimitero e dal vicino palazzotto
Migazzi, notevole casa signorile fortificata, con sporto
angolare cinquecentesco. Un possente barbacane, posto in un
angolo, testimonia l'esistenza originaria di una torre, poi
ampliata in abitazione a partire dal '400, allorchè la famiglia
Migazzi venne a stabilirvisi. La facciata sulla strada era cinta
di un muro merlato con portale fino al 1952. In parte
ristrutturato , il palazzo ospita la biblioteca comunale. Usciti
dal paese, verso val de la Mare, incontriamo la cappella della
Madonna Nera o "della Morea" che la leggenda vuole portata qui
da una frana responsabile dell'antico abitato di Pegàia. In
fondo alla prateria rimane , unica testimone, la chiesetta
dedicata ai santi Bartolomeo, Paolo e Tommaso, anteriore al
'500. Abitato forse da minatori, il nucleo di Pegaia venne
distrutto ai primi del XV secolo. E' ancora viva la devozione ai
" morti di Pegaia", che recenti restauri e scavi hanno
effettivamente portato alla luce. La cappella possiede affreschi
di facciata interni (1513) attribuiti ai Baschenis. Secondo
taluni poteva far parte di un antico ospizio sulle vie del
Montozzo e della Sforzellina.
Dalla piana una strada asfaltata porta in 11 km circa a Malga
Mare dove hanno inizio numerose escursioni verso il Cevedale e
rifugio Larcher.
Testo di Rinaldo Delpero
Peio@biblio.infotn.it
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