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Val di Pejo>I PAESI>CELENTINO
Celentino (1264 m) è
dominato dalla mole della chiesa
e dal Vioz sullo sfondo. Poco
prima del tornante di entrata al paese, si stacca, a sinistra,
una strada poderale con successivo sentiero che scende ai
giacimenti minerari di questa sponda, portando poi a Celledizzo.
La mulattiera sale al "doss del Castelàc, probabile castelliere
preistorico. Lì sotto, ai masi di Canal, la tradizione pone il
villaggio di Lianòri, primitiva sede di Celentino, distrutta,
sembra , da una frana. All'entrata in paese sopra la piazzetta,
a destra, possiamo notare quella che fu la dimora de "el
Taparelac", certo Giacomo Cristoforo Tapparelli. Vissuto a
cavallo tra il "600 e il "700, si conquistò la nomea di
"brigante di Celentino" .Al santuario della Madonna del Sasso
di Locarno nella
Svizzera italiana, sta un interessante ex voto
del suo noto prigioniero. Il brigante e il suo complice, quest'ultimo
di Pellizzano, furono giustiziati a Trento nel 1733, ultima
condanna capitale del principato vescovile. Fino al primo
dopoguerra si recitava un'Ave Maria al termine della messa, per
preservare il paese da un'altro eventuale cattivo soggetto. Il
nome del villaggio è di origine romana, da cella (minima
unità territoriale). La chiesa, attestata già nel 1300, venne
realizzata nella forma attuale nello scorso secolo. E'
affiancata dal campanile con insolita copertura a cipolla. La
facciata è in stile neoclassico, l'interno, ad unica navata,
presenta una volta a botte riccamente stuccata. Dei 3 altari, il
maggiore è in marmo con portine laterali. Sulla parete di fondo
sta l'ancona lignea, intagliata e policroma, della bottega dei
Bezzi, cui è attribuito pure l'altare destro. Gli altari sono
privi, causa un recente furto, dei pezzi migliori. La chiesa è
dedicata a S.Agostino.
Merita attenzione una lapide dello scultore G.Spagolla che
ricorda il sacerdote Giuseppe Arvedi (1826-1897), natio del
paese, autore della citata "illustrazione della Val di Sole"
(1888), prima opera storica del suo genere, prettamente solandra. Dal
sagrato della chiesa, con opera bronzea di Livio Cónta
(1969) dedicata ai caduti, lo sguardo può spaziare verso la
plaga di Ossana, i monti sovrastanti, quindi la Presanèlla e le
cime della Val di Peio. Di fronte stà Comasine e il versante del
Boài. Continuando oltre il paese si raggiungono i masi di Céi,
quindi, a piedi, ha inizio la traversata verso l'Alpe Pozze e i
paesi della Montagna.(4 ore)
Testo di Rinaldo Delpero
Peio@biblio.infotn.it
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